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E’ ragionevole che Massimo Inardi perse il titolo di campione in carica (siamo al Rischiatutto, gennaio  1972) perché confuse Marco Agrippa con Menenio Agrippa.
Quando qualcuno mi chiede :” secondo te, qual’è il centro di Roma?” Io rispondo senza indugio : “il centro di Roma è il foro nella cupola del Pantheon”.
La vita di Marco Agrippa è tutta un programma, un uomo veramente originale.
Questo ha studiato architettura in Grecia intorno al 44 a.C. , ha conosciuto bene il medio oriente, godeva di un certo prestigio sia presso i greci che presso gli ebrei. Quando ha ideato la struttura di base della costruzione che ci interessa immagino ci abbia riflettuto un bel po. Non è un caso che tra i luoghi di culto di epoca romana sia praticamente l’unico (a parte il tempio di Vesta magari) ad esser sopravvissuto nella sua interezza (in realtà  la costruzione originale pare sia andata distrutta a seguito di un incendio e restaurata con lo stesso schema intorno al 120 d. C.). Per forza, un manufatto costruito per dare spazio a tutte le divinità, quelle passate, quelle presenti e quelle future di ogni luogo, ci sta che tutti si sentano accolti e che nessuno abbia voglia di raderlo al suolo.
Poi il simbolismo mi manda fuori di testa dalla contentezza.
Immagina la sintesi estrema. Il tutto è sintetizzato da un buco. Il buco è il simbolo di tutti gli organi genitali femminili, certo, ma è anche un buco aperto che guarda il cielo e qui viene il bello. Provate a stare sotto la cupola in una giornata di pioggia. Si vede nettamente questa colonna di gocce che viaggia dall’alto verso il basso, simbolo evidente di come l’acqua e la luce fecondano la terra. Tutte, ma proprio tutte le divinità contengono nel loro punto chiave la fertilità nelle sue forme e lui è riuscito a sintetizzare questo sia sotto l’aspetto spirituale, che quello fisico che quello umano. Michelangelo Pistoletto avrà avuto sicuramente la pelle d’oca la prima volta che ha varcato la soglia che immette alla sfera. Un capolavoro di arte concettuale “ante litteram”.
Oggi il manufatto (non lo chiamo monumento perché ha una funzione che più attuale di così non si può) è gestito dal polo museale del Lazio.
Ho una richiesta seria.
Marco Agrippa si è giocato molto per realizzare il Pantheon. Non è possibile che a parte il nome non sia rimasto nulla, ma proprio nulla della sua idea originale. E’ come se uno costruisse un aereo perfetto che volerebbe sempre sempre e poi dopo viene qualcuno che lo prende, lo sotterra e realizza dei gradini per poterlo visitare. Ma non capisci che quello può volare? Almeno mettete al suo interno un totem che rappresenti tutte, ma proprio tutte le divinità di questo mondo con tanto di spazi vuoti per il futuro.
Che razza di mondo globalizzato è mai questo che non riesce nemmeno a capire cos’è un PANTHEON!

P. S.

stamattina ho fatto meditazione dedicandola a Marco Agrippa.
al termine ho avuto questa immagine:

in corrispondenza del foro centrale a terra ho visto un piccolissimo giardino colorato e bellissimo alimentato dalla luce e dall’acqua del foro. Probabilmente originariamente c’era.