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Ero con un buon contratto a Tortona , in ospedale, come al solito. Avevo al mio fianco il prode Othmane, da un anno si lavorava assieme, era lui che guidava sempre la Opel Combo della ditta, partenza da Biella.

Abbiamo notizia di un nuovo collega dalla Sardegna che doveva  seguire assieme a Giorgio, titolare capotecnico,  la sede di Casale Monferrato , l’ospedale. Ma  in quel momento il titolare della sede era in ferie pertanto fummo Othmane ed il sottoscritto ad accoglierlo.

Il « sardo » non ci da gran che confidenza. E’ nuovo del mestiere , ma di tecnica si percepisce che ne sa.

E’ nel sostituire le celle ossigeno di una termoculla, quelle che   determinano la sua percentuale   nel piccolo spazio che circonda il neonato  che per qualche motivo è confinato li dentro, che Othmane chiede :

perché le celle ossigeno sono due ? Ne basterebbe una , perché ce ne sono allora due?

Come tecnico esperto avrei dovuto dare una risposta sensata, ma per quanto mi sforsassi non mi veniva a mente nulla di razionale. Mentre prendo tempo per riflettere sento il « sardo » che dice una sola parola, la prima di quel pomeriggio : « RIDONDANZA ».

Sono in bagno, sono passati alcuni anni dall’incontro con il « sardo » che chi sa dov’è ora. E’ curioso quante idee strane vengono proprio in bagno. Seguo con lo sguardo e la mente Rumba, l’aspirapolvere automatico che mentre gira memorizza lo spazio al suo intorno ed ho un flash :

metto in relazione il liquido enceflalo-rachidiano con il cervello e vedo una scritta luminosa nella mia mente, ancora una volta a lettre maiuscole :

« RIDONDANZA »

Tempo fa avevo supposto che « l’acqua di fonte », il prezioso liquido encefalo rachidiano, fosse la sede della memoria , ma ora ho intuito che esiste un processo dinamico di ridondanza tra questo ed il cervello proprio a tale riguardo.

Le informazioni registrate nel nostro cervello è probabile che  vengano costantemente riversate nel liquido encefalo-rachidiano e viceversa attraverso un costante processo di backup – restore e restore – backup . Tale processo viene inoltre mediato dal nostro movimento.

Se Hahnemann aveva intuito che la succussione fissa in qualche modo le informazioni della tintura madre nell’acqua , cosa accade allora se durante una passeggiata vedo un bel paesaggio e mi inondo di pensieri positivi ? Semplicemente posso guarire dalla depressione.