Parlo dal punto di vista maschile.
Quando una donna mi parla posso sentire quello che dice oppure posso ascoltarla, ma sentire ed ascoltare hanno valore ben diverso, qui mi gioco il mio destino. Se sbaglio ed ascolto ciò che dovrei solo sentire e solo sento ciò che invece dovrei ascoltare sono fritto fritto.
Viceversa ho fatto tombola!
Se penso alla storia di Babele e della sua torre mi suona un poco curiosa. Se la maledizione fosse quella di confondere le lingue, oggi con Google traduttore oppure con l’inglese come lingua franca il problema sarebbe bello che risolto, ma vediamo la vicenda in chiave diversa, magari con qualche piccola modifica.
Intanto la torre, una “torre”, chiaro simbolo fallico, sembra il maschio che cerca di affermare se stesso ad ogni costo, solo lui conta, fa fede solo su se stesso, sulla sua forza, non ascolta nessuno ed è convinto che attraverso un suo sommo sforzo può addirittura arrivare a “Dio”!
Ma nello sforzo estremo vede crollare proprio ciò su cui conta.
Questo gli costerà discordia ed incomprensioni.
Io non credo che siano state le lingue dei popoli a confondersi, piuttosto è il linguaggio tra uomo e donna che si confonde quando il maschio punta solo su se stesso.
Questo è il prezzo che si paga, la donna e l’uomo non riescono più a comunicare tra loro e ancor meno con l’Infinito.
La vicenda di Babele e della rovina della sua torre non si risolve con Google, ma aprendo gli occhi e soprattutto le orecchie, imparando a sentire, imparando ad ascoltare, imparando il vero discernimento.
Da soli si può costruire una bella torre, alta, altissima, ma se punto unicamente su me stesso finisco per assistere solo alla sua rovina.