da Massimo Claro | Ott 8, 2020
Come emanciparsi dal mito platonico della caverna?
Immagina un imbuto, Immagina che la tua realtà sia all’inizio dell’imbuto. La situazione è capovolta, il ventre da cui nasci è l’interno della bottiglia e tu nascendo sei sul bordo interno della parete bassa dell’imbuto, quella più stretta.
Puoi passare anche tutta la vita su questo bordo e la tua realtà sarà sempre quella. Ma può succedere che ti venga voglia di salire lungo il tubo, di ‘crescere’ salendo verso l’alto. Poco a poco il panorama si allarga, ma non di molto. Ad un certo punto della salita ti trovi sul bordo superiore, proprio quello che è il primo confine, tra tubo e cono grande. La percezione si espande! Diviene vertigine.
È solo preludio, ma risulta tale che non si può più essere come prima. Il movimento verso il bordo superiore dell’imbuto ora ha un altro gusto. Lo intuisci l’infinito!
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da Massimo Claro | Mag 5, 2020
Il mio nome è Pemà, Pemà Chöki è il mio nome.
La mia storia ad un signore mi è garbato di contare.
Un italiano fu il mio amore, fine anni ’30 il mio fulgore. L’ Europa toccai, ma solo con la mente, l’Oriente è la mia casa, il mio rango? Principessa, il Tibet la mia pelle.
Donna nel corpo, femmina nella testa, calda nel cuore, un caldo, caldissimo tepore.
Vi ho aspettato tanto vent’anni, ora siete miei, bruciate! Chi ha gli occhi lo vedrà.
Ecco, lo sapevo, ma non sapevo quando. Mi sciolsi quando accadde e mai più ricondensai.
Le mie forme, belle e sensuali, il mio profumo, persino il pensiero mio, come un liquido prezioso scorreva e si adattava alla figura mascolina, giovane anch’essa, aspra e asciutta anche se dolce dolce in me.
”Ti piace la luce? Ecco, ferma lì! ”
I raggi del Sole di rimbalzo sul mio corpo hanno invaso dalla lente la pellicola ora non più vergine.
Questo è quel che resta, ci ho messo tutto, tutta me stessa concentrata in uno, anzi, due scatti regalati al Mondo.
Quanto ti ho pensato, quante notti ti ho sognato, neanche a me stessa l’ho confessato, ma quanto, quanto, quanto ti ho amato.
Mi sveglio presto e penso, alla carovana e a te. Dove siete? Dove sei?
Qui è come un gran paesino, prima che lo sai tu, gli altri già lo sanno; così ti scrissi e tu hai risuonato. So anche il tuo pensiero, l’ultimo rivolto all’Asia, vedeva me, con la treccia nera sul cuscino bianco e non mi hai visto più.
Ad un altro ero destinata.
Non ho sofferto per niente per niente quando il metallo freddo dello straniero il mio sangue ha fatto impazzire come la brocca di Milarepa. Volevo che schizzasse, si, dappertutto, ancora caldo, ancora giovane, ancora rosso come lo smalto che ti chiesi un dì.
da Massimo Claro | Feb 18, 2020
Cosa ne direste se proviamo un poco a capovolgere qualche aspetto che riguarda il tempo?
Proviamo a prendere qualche affermazione e vediamo cosa succede:
- Il futuro non esiste
- il passato è l’unica cosa che esiste
- attraverso gli elementi del passato possiamo inventare il presente che non è altro che passato in costruzione.
Secondo il noto mantra “Baba nam Kevalam” il nome del Baba viene definito con questo tempo del verbo essere in una forma arcaica che tradotto suonerebbe come “il tuo nome, Baba, è l’unica cosa che esiste”.
Pertanto il nome del Baba è “IL PASSATO”.
Ci sta, prende significato il motivo per cui le nostre azioni, positive o negative che siano, hanno così tanta importanza, queste formano il tessuto del passato, che è l’unica cosa che esiste.
In questa visione possono prendere uno speciale significato ad esempio i miracoli che non sono altro che correzioni del passato.
Le premonizioni potrebbero essere invece dei bivi che possono influenzare la costruzione di scenari diversi, che alla fine sono sempre scenari passati.
Nelle relazioni, attingendo ai miliardi di anni, con tutto quello che ci circonda che è il passato, cioè il nostro “Baba”, possiamo contribuire ad un presente sempre più consapevole ed affascinante.
da Massimo Claro | Gen 14, 2020
Eppure era proprio così.
E’ uno dei tanti programmi di cucina in tv, ma qualcosa di diverso c’è.
Vedendo su Claudia e Pascal, trentenni in carriera, a Parigi, quella espressione di entusiasmo per una semplice trasmissione tv quasi non ci volevo credere.
Si davano appuntamento nella loro casa, all’ora stabilita, abbonamento pagato, pc con il volume a palla e via! Arriva la nuova puntata di MasterChef Italia. Cliché molto americano, regia moderna, tema: la cucina. Tutti, fino alla morte, mangiamo. E’ una operazione per i più fortunati quotidiana.
Tempo fa in un bar appena fuori un ospedale di Torino dove lavoravo incontro un imprenditore, proprietario di una nota casa di apparecchi medicali, ricco lui, e molto bravo, sulla settantina. Era in piedi, appoggiato al bancone, stava nervosamente e distrattamente divorando un panino con non si sa cosa dentro. Mi avvicino e fissando un po lui ed un po il panino gli faccio: ” ma come puoi ridurti in questo modo, o salti il pasto o ti siedi e mangi godendoti un buon pranzo. A cosa ti serve aver raggiunto la vetta della tua carriera se non riesci neanche a nutrirti con un minimo di gusto..”. Lui si ferma con il boccone a metà, mi fissa, ” cavolo, hai ragione..” sta ancora lì imbambolato per un paio di secondi, poi mi manda al diavolo e continua a divorare il resto del povero panino.
Pascal con Claudia sono venuti a trovarci per capodanno. Un po per farli contenti, ma anche perché sono curioso, una sera ci mettiamo tutti davanti al pc, volume a palla e…. Finale di MasterChef Italia 2018: tutti in prima fila.
Fatico ad ammetterlo. Hanno ragione. Sono stato anch’io stregato da loro. Si, sono loro i veri protagonisti, i cuochi. Tutti. Li ho osservati bene, sia i giudici, cuochi affermati e di successo, sia gli aspiranti al titolo, dilettanti si, ma con tanto talento.
La mattina, dopo aver rielaborato lo spettacolo per buona parte della notte tra sogni e dormiveglia ho avuto questa intuizione:
certamente il mondo degli spiriti esiste. Se uno Spirito entra in contatto con noi può essere che utilizzi proprio i cibi che ingeriamo come ingredienti per cucinare in noi delle “esperienze”. Come un cuoco sceglie gli ingredienti per realizzare una pietanza, lo Spirito utilizza il cibo che ingeriamo per farci vivere l’avventura. Diventa così molto più chiaro perché taluni facciano uso di sostanze particolari per raggiungere certi “livelli” a volte del tutto artificiali, perché i negozi dove si vendono certi cibi ed in particolare le spezie si chiamano drogherie. Potrebbe essere non tanto la sostanza in se, ma la sua azione combinata con il collegamento con la sfera spirituale a realizzare la differenza. Tu metti dentro gli ingredienti, ma chi cucina potresti non essere solo tu. E’ vedendo la capacità di far emergere una sensibilità culinaria esagerata, ma non ancora espressa appieno, nel coraggio che ciascun giudice mostra nel denudare chi fa finta o nel bocciare chi commette un errore grave, ma è soprattutto osservando le loro espressioni mentre “assaggiano” che mi è sembrato di capire che questi personaggi, i cuochi giudicatori, non sono solo degli eccellenti professionisti, questo del loro successo è solo un effetto collaterale di quella che a mio avviso potrebbe essere la loro vera natura: quella di sciamani del cibo.
Congratulazioni.
da Massimo Claro | Dic 20, 2019
Considerazioni
- la materia è accelerazione condensata,
- dal principio di equivalenza di Einstein tra materia ed accelerazione non c’è differenza => le masse non sono altro che entità di moti accelerati,
ma chi o che cosa accelera? Potrebbe essere il “campo”. Uno dei postulati della teoria della relatività ristretta riguarda l’impossibilità di rilevare l’etere cosmico. Ma proprio questo etere che non è in nessun modo rilevabile potrebbe essere l’unica cosa che esiste. Localmente può subire delle accelerazioni come ad esempio delle oscillazioni armoniche, ad esempio le particelle elementari potrebbero essere oscillatori armonici stazionari di quello che Einstein chiama etere.
- Questo etere che di fatto non possiamo in linea di principio rilevare pertanto sarebbe l’unico vero componente dell’Universo di cui tutti siamo fatti. E’ in tutti ed in tutto. E’ come se fosse Dio!
da Massimo Claro | Feb 9, 2019
Ricordo un episodio dove per fare un esperimento avevano allestito in un supermercato uno stand dove si vendevano salsicce di carne suina fresche. Il macellaio aveva un tritacarne d’acciaio con tanto di manovella, gira, gira, venivano fuori tante salsicce belle e pronte. C’erano pure degli assaggi, la gente passava, assaggiava, “mmmh, buone, me ne dia un Kg…” Si gira la manovella ed il gioco è fatto, o quasi, ad un tratto la macchina si ferma, cosa succede? Semplice, è finita la carne, ma niente paura. Il macellaio si volta, apre una botola e tira fuori un maialino vivo che introduce tra gli ingranaggi della macchina che riprende a funzionare. AAAHHH! Esclamano i clienti FEEERRMOOOOOOO!!!!!! cosa sta facendo!!!! Inorriditi dalla visione i clienti diventano furiosi, addirittura aggressivi nei confronti del macellaio che dava solo seguito a quanto dichiarato a chiare lettere nel cartello: “si vendono salsicce di carne suina fresche”. Tanta gente indignata per il sacrificio del maialino, ma nessuno, proprio nessuno che avesse avuto la prontezza di metter mano al portafoglio dicendo: ”quanto costa il maialino intero? Lo compro io…”
L’Inghilterra ci sta lasciando, gli inglesi hanno parlato. “Non siamo contenti di stare in Europa. Noi ce ne andiamo e basta”. Lo hanno detto a chiare lettere, nero su bianco.
Mi sento strano, mi viene voglia di non essere d’accordo. Sono europeo, posso provare a dire qualcosa? A me gli inglesi sono sempre stati simpatici. Purtroppo non ho avuto fortuna con i miei insegnanti, ma nonostante tutto non sono riusciti a farmi cambiare idea. Ma ci pensate? Cosa sarebbe stata la mia generazione senza il miraggio mitico dell’isola di Wight! Senza i Beatles! Senza tutte quelle novità che si sa, venivano proprio da lì, da Londra!
Sono europeo e propongo un retroreferendum. Propongo a tutto il resto d’Europa di esprimersi su questa faccenda. Se è vero che siamo come una grande famiglia, se qualcuno sta male e per questo vuole andarsene, ma parliamone, proviamo anche noi a dire qualcosa. Io non voglio che l’Inghilterra vada via dall’Europa. Sarei tristissimo. Gli lascerei anche le sterline che sono una moneta fighissima, ma li desidero con me, in Europa. Che ne dite? Carissimi fratelli e sorelle d’Europa, possiamo anche noi dire qualcosa? Be, io dico W l’Europa con l’Inghilterra. Facciamo un retroreferendum dove noi europei possiamo dire se siamo d’accordo o meno che gli inglesi non siano più nostri connazionali.